di Velia Iacovino

Vi arrivano dalle aree più difficili e disperate del mondo dopo lunghi viaggi segnati da violenze, respingimenti, condizioni precarie e sofferenza incontrata nei paesi di transito. Secondo International Rescue Committee Italia (IRC) e Diaconia Valdes in ottobre registrati 1258 arrivi

 

C’è un confine in Europa che pochi conoscono, un luogo lontano dai riflettori, eppure attraversato ogni giorno da decine di uomini, donne e bambini in fuga da guerre, persecuzioni e povertà. La Rotta Balcanica li conduce verso la speranza. E Trieste è il punto di approdo, quello percepito tra i più sicuri in Italia. Vi arrivano dalle aree più difficili e disperate del mondo dopo lunghi viaggi segnati da violenze, respingimenti, condizioni precarie e sofferenza incontrata nei paesi di transito. Trieste è il luogo dove ricominciare a respirare, ricevere un pasto caldo, una coperta, e soprattutto le informazioni fondamentali per avviare la propria richiesta di protezione internazionale. Ma è anche il luogo dove le illusioni spesso finiscono per infrangersi nei tempi sempre più lunghi di attesa, nel freddo di spazi di fortuna conquistati in edifici fatiscenti, dove ci si ripara dal gelo della bora.

Secondo l’ultimo report  pubblicato da International Rescue Committee Italia (IRC) e Diaconia Valdese, il flusso lungo la Rotta Balcanica continua incessante. Nel solo mese di ottobre, 1.258 nuovi arrivi hanno incontrato i team sul territorio, circa 41 al giorno. La maggior parte sono giovani uomini, ma non mancano nuclei familiari e minori non accompagnati, a testimonianza della varietà e della complessità del fenomeno che interessa la frontiera orientale dell’Europa e sulla quale l’attenzione resta drammaticamente bassa. Dal dossiere emerge anche che 405 persone (32%) hanno dichiarato di voler avviare la procedura d’asilo direttamente a Trieste, mentre 236 (19%) hanno scelto altre città italiane e che arrivano da molto lontano: il 38% dall’Afghanistan, il 13% dal Nepal, il 13% dalla Turchia, il 12% dal  Bangladesh e l’11%  dal  Pakistan. Numeri che raccontano storie tragiche dinanzi alle quali non si può rimanere indifferenti.

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