di Ennio Bassi
Il presidente ucraino incontra Starmer, Macron e Merz in un vertice che si conclude senza dichiarazioni: tra dossier sugli asset russi, pressioni americane e propaganda di Mosca. Ll’unità europea appare fragile mentre Kiev cerca garanzie e sostegno.

Volodymyr Zelensky ha lasciato Downing Street con un abbraccio al premier britannico Keir Starmer, una scena accuratamente costruita davanti alle telecamere per trasmettere unità e vicinanza. Ma dietro quell’immagine rassicurante si cela un contesto politico ben più complesso, segnato da tensioni e divergenze che attraversano l’intero fronte occidentale. La visita londinese del presidente ucraino si è aperta con un incontro a quattro insieme a Emmanuel Macron e al cancelliere tedesco Friedrich Merz. Un colloquio definito “costruttivo”, ma concluso senza dichiarazioni ufficiali: un silenzio che colpisce più delle parole e che suggerisce la difficoltà di trovare una linea comune sui negoziati di pace promossi dagli Stati Uniti., con un nodo che resta centrale, ed è il futuro del Donbass. Intervistato da Bloomberg e ripreso da Rbc-Ukraine, Zelensky ha affermato chiaramente: «Esistono visioni di Stati Uniti, Russia e Ucraina, ma non abbiamo una visione unitaria sul Donbass». Una ammissione significativa, che sottolinea quanto siano fragili i progressi diplomatici e quanto difficile sia conciliare gli interessi delle varie parti nella mediazione americana.
Il ringraziamento di Zelensky e la diplomazia della necessità
Al termine della giornata, Zelensky ha ringraziato pubblicamente i leader europei per il sostegno ricevuto. Un messaggio inevitabile per un Paese che ha bisogno di aiuti finanziari e garanzie di sicurezza, ma che allo stesso tempo si muove in un panorama sempre più frammentato. Le fonti dell’Eliseo ammettono che il “lavoro comune” sul piano americano è ancora in corso e che nei prossimi giorni saranno necessari nuovi scambi fra europei, statunitensi e ucraini per arrivare a una convergenza reale. In questo scenario, Mosca prova a rafforzare la propria narrativa. Kirill Dmitriev, rappresentante speciale di Vladimir Putin, ha invitato l’Ue ad “ascoltare Donald Trump” per evitare un presunto “declino economico e civile” attribuito alla precedente amministrazione Biden. Un intervento propagandistico, certo, ma che intercetta una verità scomoda: l’unità europea sulla guerra in Ucraina è fragile, e ogni frattura offre alla Russia un varco politico da sfruttare.
La Francia e gli asset russi: il dossier che irrita mezza Europa
La divisione interna al blocco europeo è resa evidente anche dalla gestione degli asset russi congelati. Secondo il Financial Times, la Francia resiste alle pressioni per utilizzare 18 miliardi di beni sovrani russi bloccati in banche private, mantenendo il massimo riserbo sull’identità degli istituti coinvolti. Una scelta che provoca irritazione nelle altre capitali europee e complica il progetto di un prestito comune all’Ucraina basato sui fondi di Mosca. La Commissione europea continua comunque a puntare al via libera del Consiglio europeo del 18-19 dicembre, pur riconoscendo che la discussione resta aperta e delicata.
Dopo Londra, Zelensky vola a Bruxelles per incontrare il segretario generale della Nato Mark Rutte e i vertici dell’Ue. Ma la seconda tappa europea non cancella le difficoltà evidenziate nella prima: l’Occidente sostiene l’Ucraina, ma non parla più con una sola voce. Gli abbracci e i sorrisi davanti a Downing Street mostrano un’unità di facciata. La realtà, invece, è quella di un’Europa ancora divisa sul come sostenere Kiev, di un’America meno prevedibile e di una Russia pronta a sfruttare ogni esitazione occidentale. Zelensky continua a cercare compattezza e garanzie, ma la sua missione, oggi più che mai, assomiglia a un esercizio di equilibrio diplomatico in un Occidente che appare stanco, incerto e attraversato da priorità spesso incompatibili. La dichiarazione sul Donbass, in particolare, mette in luce quanto il nodo della regione orientale rimanga irrisolto e quanto lontano sia ancora un accordo condiviso.
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